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Metodi innovativi per recuperare i rifiuti in plastica

Riciclo innovativo della plastica


Le tecnologie di riciclo che rendono sostenibile la plastica


"La plastica rende il nostro mondo più sostenibile." Questa è la frase pronunciata da Markus Steilemann CEO di Covestro. Invece è opinione diffusa che la plastica sia uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento del pianeta. Si leggono notizie di masse costituite da plastica che galleggiano negli oceani e sono sotto gli occhi di tutti i rifiuti plastici abbandonati sui terreni che, ingeriti da pesci o animali, entrano a far parte della catena alimentare umana.

Ma è proprio qui il vero punto della questione: non lasciare che la plastica diventi un rifiuto.

Il ruolo essenziale della plastica nella sostenibilità

La plastica è il materiale del nostro tempo. La sua duttilità, plasmabilità e leggerezza consente di creare mezzi di locomozione sicuri, leggeri e a basso consumo. Con la plastica si creano dispositivi biomedici che ogni giorno salvano vite umane. Ogni oggetto che migliora la vita quotidiana, incrementa l’efficienza degli edifici, rende le nostre città più vivibili, ha delle componenti polimeriche al suo interno.

Solo se si progettano prodotti nell’ottica dell’economia circolare si riesce a trasformare un rifiuto in risorsa. L’economia circolare ci insegna a progettare un prodotto pensando prima di tutto a cosa possiamo fare di quest’oggetto quando non lo useremo più.

Il riciclo innovativo: arrivare a recuperare tutti i prodotti in plastica

Alla fine della sua vita la plastica non dovrebbe diventare un rifiuto ma dovrebbe essere riciclata e ritornare a essere materia prima di valore. In questo senso i sistemi di smaltimento e le tecnologie di riciclaggio stanno facendo passi enormi.

Riciclo meccanico della plastica

Il metodo più conosciuto e diffuso è il riciclo meccanico. Si calcola che in Europa il 99% della plastica recuperata viene sottoposta a questo tipo di recupero. Di fatto si tratta di una delle vie più semplici per la valorizzazione dei polimeri termoplastici. È un metodo che implica minimi requisiti di lavorabilità del materiale e nel quale la proprietà dei prodotti ottenuti sarà fortemente dipendente dalla qualità della selezione operata sul prodotto da riciclare.

Riciclo omogeneo

In questo tipo di recupero della plastica è molto importante il processo di selezione che avviene a monte di tutto il processo di lavorazione dei rifiuti per ottenere frazioni sempre più ”pulite” di materiali omogenei. La selezione del materiale è raggiunta con differenti processi di separazione tra cui:

  • magnetica o elettrostatica
  • per flottazione o per densità
  • con il galleggiamento
  • con un setaccio tramite soffio d’aria.

Una volta separati, i diversi polimeri vengono avviati alle fase successive di triturazione, lavaggio, macinazione, essiccamento e riduzione in granuli.

Riciclo eterogeneo

Quando non è possibile fare una selezione del rifiuto plastico si può procedere con una lavorazione di materiale misto come i film in polietilene o in polipropilene, le taniche le vaschette e i barattoli in PVC. In questo caso si procede con una selezione per eliminare materiale metallico e poi il riciclo procede secondo quattro fasi: triturazione, frantumazione grossolana del materiale - densificazione - estrusione. Le difficoltà presenti nel riciclo eterogeneo sono legate alle differenti temperature di lavorazione dei polimeri miscelati. Questo esclude la possibilità d'impiego per la realizzazione di prodotti di forma complessa o che richiedono piccoli spessori.

A seconda della tipologia di rifiuto plastico recuperato si possono ottenere polimeri termoplastici macinati in granuli o scaglie da utilizzare nella produzione di nuovi manufatti o che integrano polimeri vergini o ancora riempitivi per altri prodotti perché non più infusibili e non lavorabili. Il riciclo meccanico spesso implica una svalutazione della materia prima che non ha più le stesse caratteristiche di quella vergine.

Il riciclo chimico avanzato dei polimeri plastici

La strada migliore per restituire nuova vita al rifiuto plastico è il recupero chimico. Una strada innovativa e ad alto tasso tecnologico che sta convogliando gli sforzi di ricercatori e imprese.

Il rifiuto plastico viene sottoposto a una serie di processi chimici che decompongono il polimero nei monomeri d'origine. Per loro natura chimica, alcune plastiche si prestano meglio a questo trattamento. È il caso del PET (polietilentereftalato), delle poliammidi PA, dette comunemente nylon, e dei poliuretani: tutti questi materiali possono essere depolimerizzati in modo efficace. I processi di decomposizione chimica, al contrario di quelli meccanici, permettono anche di isolare le componenti estranee al polimero: coloranti, metalli, impurità vengono rimosse e si ottiene una plastica vergine che è indistinguibile dal nuovo. Con il riciclo chimico, elementi che in precedenza subivano un downcycle, cioè venivano destinati a prodotti di minor valore, possono essere trasformati in materia prima di alta qualità e quindi possono essere riciclati indefinitamente senza perdita di qualità o prestazioni.

Con gli innovativi processi chimici la totalità dei rifiuti plastici può essere sottoposta a riciclo chimico attraverso differenti procedimenti che li trasformano in miscele di idrocarburi liquidi assolutamente con lo stesso valore della materia prima grezza. Tra i processi principali c’è:

  • la pirolisi: riscaldamento sottovuoto ad alta o bassa temperatura
  • l’idrogenazione: trattamento di degradazione con idrogeno e calore
  • la gassificazione: procedimento a temperatura elevata in assenza di aria.

Le soluzioni più importanti sono quelle che stanno permettendo il recupero del film di polietilene. Il polietilene è la plastica più prodotta, oltre 100 milioni di tonnellate all'anno, ma ha un tasso di riciclaggio che è minore del 10%. Recuperare il polietilene significa recuperare quella mole enorme di plastica che è indispensabile per la nostra vita quotidiana: sacchetti, imballaggi, involucri per pallet, film usati in agricoltura e tanto altro ancora. Grazie al riciclaggio chimico si possono trasformare in materia prima anche rifiuti di materie plastiche con coloranti e inchiostri o con etichette e adesivi.

Lavorare insieme per il recupero innovativo dei rifiuti

Dare valore agli scarti è una tecnologia complessa che può essere realizzata solo se tutti i soggetti del mondo produttivo e sociale lavorano insieme. L’industria chimica spetta un ruolo di primo piano in questo processo di recupero. Covestro sta lavorando in tutte le direzioni possibili per spingere sul pedale dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile con oltre 20 progetti di ricerca e molte iniziative per promuovere dare voce a nuove idee e ai giovani. Nella stessa direzione vanno le partenership con centri di ricerca universitaria o le partecipazioni ad associazioni di produttori, come il consorzio PUReSmart che unisce nove partner provenienti da sei paesi europei. Il progetto finanziato con 6 milioni di euro dall'Unione Europea realizza il trattamento del poliuretano e sottrae 220.000 tonnellate di schiuma PU dalle discariche.

Il 25 giugno 2020 Markus Steilemann, in occasione delle sua nomina a presidente di Plastic Europe, che raggruppa oltre 100 produttori di materie plastiche, ha dichiarato di volere adoperare:

il maggior impegno possibile per rendere l'economia circolare una realtà. Per garantire che le persone possano dire con grande fiducia ora e in futuro: ‘La plastica rende il nostro mondo più sostenibile’.

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